Produzioni dal Basso e Folkfunding: innovare con il crowdfunding

0
63

Produzioni dal Basso (PdB) è la prima piattaforma di crowdfunding nata in Italia nel 2005, una realtà che conta migliaia di progetti finanziati e una comunità numerosa che cresce ogni giorno. 

Dall’esperienza acquisita con PdB è nata FolkFunding che sviluppa piattaforme e progetti di crowd economy e sharing economy ad alto impatto sociale.

Abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche parola con Angelo Rindone, il pioniere del crowdfunding dietro queste due iniziative. 

Ciao Angelo, da pazzo a pioniere del crowdfunding nel nostro Paese, come ti ha definito qualche testata giornalistica, come ci sei riuscito?  

I risultati che stiamo ottenendo sono il frutto del duro lavoro e della grande passione che insieme al mio team mettiamo ogni giorno, il resto sono semplificazioni giornalistiche, figure retoriche che servono a creare curiosità, non sono un fan di queste cose ma fa parte del gioco.

Direi quindi né pazzo né pioniere, quello che c’è di vero è che quando nel 2005 ho lanciato la beta di Produzioni dal Basso non esisteva il termine e non esisteva il mercato del crowdfunding, è stato un percorso che ho costruito da zero, senza modelli di riferimento e senza benchmark. In quegli anni ho improvvisato parecchio e sbagliato tante cose ma ho anche intuito che dietro quella idea semplice potevano esserci grandi potenzialità e per questo, nonostante tutto, oggi siamo ancora qui a parlarne.

Cosa è Produzioni dal Basso e come funziona? 

Pdb è una piattaforma di crowdfunding donation/reward generalista e funziona come tutte le piattaforme di questo tipo, ovvero permette di raccontare e raccogliere fondi per progetti, iniziative, cause, prodotti e idee.

Quello che sta succedendo è che piano piano ci stiamo trasformando in spazio di innovazione sociale, uno spazio generativo, propositivo e positivo in cui persone e le comunità uniscono forze e denaro per un obiettivo comune. E’ in questo scenario che tante aziende importanti si stanno avvicinando al crowdfunding e a Produzioni dal Basso in particolare.

Un lavoro interessante lo stiamo facendo poi sul tema dei dati. Abbiamo costruito un software (DATA CROWD) in grado non solo di aggregare e confrontare tutti i dati generati dalla piattaforma (oltre 25 milioni di record) ma anche di restituire a tutti i nostri progettisti informazioni sull’andamento della loro campagna e consigli in tempo reale per far crescere i progetti.

Facendo un confronto Italia e Europa, come è messo il nostro Paese rispetto a donation e reward crowdfunding?  

In italia siamo più lenti di altri paesi ma la crescita è continua e importante, ad esempio i primi mesi del 2019 Produzioni dal Basso ha visto una crescita del 50% in termini di utenti e transazioni rispetto al 2018 che già era stato un anno di grande crescita.

Il crowdfunding donation/reward italiano ad oggi ha un particolare focus su progetti sociali e culturali ma pian piano anche progetti innovativi e di prodotto si stanno avvicinando a questo strumento e il nostro impegno è costruire moduli e comunicazione adatti anche a questo utilizzo, che poi è quello che caratterizza il crowdfunding reward americano. 

Possiamo considerare FolkFunding un’ evoluzione di Produzioni dal Basso?  

Folkfunding è una società (Benefit) che si occupa di crowdfunding a 360 gradi, un’azienda che, oltre a sviluppare e gestire il progetto Produzioni dal Basso, realizza progetti completi per altre aziende, come piattaforme di donation e di crowd investing (lending ed equity), pianifica iniziative di CSR e OPEN INNOVATION con strumenti di crowdeconomy, ma anche prodotti e consulenze per il mondo fintech.

Quali vantaggi può fornire la crowd economy all’economia italiana? 

I processi di disintermediazione finanziaria introdotti dalle crowd economy hanno aperto un match tra domanda e offerta, tra community e idee, dalla donazione al pre-order, dal prestito all’equity, che offrono scenari interessanti sicuramente anche per l’Italia. Va inoltre detto che tutto il mondo Fintech si sta muovendo in questa direzione è che normative come la PSD2 o la MIFID2 accelereranno ulteriormente questo processo.

Aggiungo una mia riflessione. Insieme alla parte tecnica, che prevede in particolare lo sviluppo di API, APP e piattaforme,  la visione che deve guidare chi implementa queste innovazioni tecnologiche in ambito finanziario deve sempre essere la ricaduta di valore sulle comunità e sul territorio. Democratizzare un processo senza inclusione è un controsenso.

Collaborate con Intesa Sanpaolo, Bper e Banca Etica come si concretizza la collaborazione con queste realtà?   

Sono collaborazioni molto diverse tra di loro. 

Con Intesa Sanpaolo abbiamo lavorato in questi anni alla costruzione della loro donation platform (Folfkfunding) e da poco abbiamo collaborato a ridisegnare Terzo Valore (piattaforma di Social Lending di Banca Prossima), quindi un lavoro che ci ha visti impegnati come consulenti ma anche nella parte operativa di analisi tecnica e di supporto al design e allo sviluppo.

Banca Etica e Banca BPER hanno invece un network su Produzioni dal Basso su cui fanno confluire i loro progetti e le loro iniziative di CSR attraverso iniziative di matchfunding e di cofinanziamento.

Il filo rosso tra queste collaborazioni è la ricerca di un nuovo ruolo per le banche e di sperimentazione di nuovi strumenti di interazione e di comunicazione, personalmente sono molto rimasto molto interessato ai temi dell’impact investing.

Lo scorso anno, insieme a l’Università di Milano-Bicocca avete lanciato l’iniziativa Bicocca Università del Crowdfunding, come funziona? 

E’ un progetto che ci sta dando tantissime soddisfazioni.

Il percorso ha previsto momenti di formazioni nell’Ateneo e un bando per la selezione di progetti. I 4 progetti selezionati sono andati molto bene, tanto che l’esperimento andrà avanti in autunno con un nuovo bando.

La cosa che mi ha colpito è stato l’entusiasmo che gli studenti hanno messo in questa iniziativa, le loro idee le hanno sapute costruire e comunicare molto bene, è un segnale importante che devono cogliere anche altre università, i ragazzi vogliono mettersi in gioco.

Quali sono gli obiettivi futuri? 

Il mercato sta evolvendo molto velocemente, i temi sul piatto sono tantissimi e noi di conseguenza ci stiamo strutturando per le sfide future. Mi piace pensare che il crowdfunding sia solo una tappa del nostro percorso, in gioco c’è molto di più, il modo con cui vogliamo dare valore al denaro, alle nostre relazioni e al modo con cui costruire le aziende e le comunità economiche nel futuro. 




Produzioni dal Basso e Folkfunding: innovare con il crowdfunding